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10.4.24

stream

Perché questa immane seducente follia?
Questo vuoto ansimante, come carne trita,
entra nei tuoi vuoti pensieri inconsciamente.
Ed inconsciamente, a sua volta, vi si insinua prepotentemente fino a disossarti
completamente, effimeramente efferatamente.
Di colpo insanamente tu ne resti completo
in balìa tutt’intero. 


Nient'altro che complici noi stessi della propria follia.
Sbarazzarsi di ciò che è altrui amore per farne proprio.
Davvero si è capaci d’amare? È essa stessa un’innata facoltà dimostrativa
Che farne di esso amore, se farne di uso improprio.
Esso diagnostica ogni proficuo male eccelso in esso, ogni qual antica venia
propria del folle, alla costante ricerca di altri, nondimeno di se stesso. 
Ma allora cercare l’amore nell’oggetto, un incauto oggetto d’amore fondato sulle leggi della semiotica e prossemica erotica, salvo farlo per se stessi. Non è amore. È follia.
Pura e docile come l’uomo allo primordiale stato di natura prossimo a morire perire in se stesso ed in altri.
Fagocitati dal destino, se così si può parafrasare, unanime diviene così
il consenso a deperire consci ebbri di quella piena consapevolezza che ci si cerca, non per amore. 
Per artificio.
Ecco cos'è che ci rende instabili instabilmente alla ricerca di quel senso fugace ed eterno.
A che scopo prendersi gioco di noi, quando l'altrui individuo non ha che da pensare a sé, ai propri figli, alla propria dote di uomo, in quanto figura maschile femminile ermafrodita ridotta al minimo,
conscio che è proprio quel ogni minimo dettaglio a fare la differenza. Come uscirne e a quale scopo. 


Questa è dotta follia. Cerebrarsi e celebrarsi.
Autoconvincersi che ogni cosa venga da sé e valga a sé.
Impropriamente ci si compara all'ardire achilleo, ci si dota di armi improprie e spudorate
Inermi insulse nonché oltraggiose.
A difesa di che
Della nostra tanto beneamata follia, essa stessa oltraggiosa a fin di bene.
Se ne fa scudo arbitrario, al fine di far luce sul nulla l'inesistente.
Che non regge su se stesso il proprio peso corporeo gravitazionale.
Dovremmo imparare ad essere più cazzoni.
Abbatteremmo qualsivoglia frontiera a soli denti stretti, anche solo desiderandolo.
Che farne di una vita così stretta angusta.
Quando potremmo pur avvalerci della facoltà di non nascere, uomini privi di senso, senza ragione di vita. 


A che scopo esserci per non esserci. Fare di se stessi motivo di sofferenza proficua procace.
È della sofferenza che si fa una propensa ragione di vita atta a nascerci e ad alimentarci.
La vita è una malattia.
È un germe che penetra si sublima si ristagna,
approda nei petroliferi meandri se ne impadronisce
vi si instaura copiosamente scetticamente senza scrupoli. 


E vi si svolge altrettanto tracotantemente senza pudori
alla strenua ricerca di nuove vittime da salvare dilaniare cresce si dilata si annerisce.
Si concede a noi, come noi ci si concede ad essa. Vacuum. Nigro. Follia.
Allo stato brado.
19.12.23

epitaph 3rd

Io mi proietto in te 
Ed assorbo in te 
Pur senza appartenerci. 

E nemmeno i morti 
Si danno pace.

/

Thou beam in thou me
Then feels like received in you
Without biasing one each other.

And neither deads 
resign 'emselves.

epitaph 2nd

La dolcezza cadente di un bacio 
Ignavi furono coloro che non seppero fare del loro essere la loro 
ragione di vita, infamia;

Sensualità e vita miste a rispetto, tenerezza, amore, ansia, colpa, odio 
Chi può dirlo 
L'amore è tenace, fulgido di luce ed armonia 
Ottenebra le menti ignave, stupite, malate, mal disposte 
Non sapere cosa dire 
E non sapere cosa scrivere 
Lungi da me ritrovare l'inespresso

L'infinito 
È come una sfera incolta, lancinante, deleteria 
Ignota 
Coltivare le proprie brame 
È segno di forte sicurezza 
Ed autostima 
L'obliquo ritratto 
Di una bionda terra 
Segnata 
Dai cenni di una vita 
Prospera e fiorita 
Disperata 
Mente di una madre triste 
Lugubre 

Luce dei miei occhi 
Che non vanno a stanare 
La luce del buio.

epitaph 1st

Un amore di uso comune, un amore scolorito dal sole.
12.3.23

besides

unless
you need someone to use.
5.3.23

aware (from here)

Love you 'til the sun has gone river.

Instant Pleasure against the rage
(For instance is closer than pain)

Gonna stand off the drain
insect or man
Life should always be painless.

sight thou

eyes I stumble upon 
a pleasant sight thou to me 
I love staring at the reminiscing troubled water 
accomplish thou my serenade 
verbum caro factum est. 

still love me?

climacus outstanding (light(s))

She was quite grieving
I leave this room for a little while
outstanding this corpse of living.


The bed is left and felt
                      left
Everything burns
oil o midnights
floating around the terms
         o vivacity he (truly said)
renewing by standers of incredible light
                                       and unconscious(ness).


unicorn strata
flattered
aroused
               by the light
I’m trembling out
        you know?
I’m waiting attending for that kiss
       don’t ya?
28.6.21

desiderata

Non vedo altri che te.
Non desidero altri che te.
eppur il conscio suggerisce altre vie
se non la pura invenzione di te.
che l’erotomania insita si dilegui all'istante da me
se ammettessi ai miei stessi occhi di instaurare anche il solo labile
desiderio di rinuncia 
incastigabile 
irrinunciabile.

Niente mi dissuade dall'enorme desiderio di te
della tua agnostica presenza
l'eccesso mi pervade.

Esso si espande
antistante da te.
L'esserci talvolta
È un assiduo inconsapevole vagare
che la mia sentenza divenga altro da una dichiarazione in divenire.
Eros e Thanatos assediano le mie future stanze
alla lancinante ricerca del dovuto e dell'aspettato.

Che io sia dannata
al solo pensiero di gioia inusitata
e spenta.
Non si estingue il fuoco dell’attesa
L’aspettativa
La solo anche atea fatua aspettativa del tuo ritorno
indietro alle mie ignote iridi cerulee.
Anatomica fisiognomica presenza
Il Verbo fattosi Carne
è ormai alle soglie del Creato
Il Varco Ominide
è suppergiù ormai una meta ascosa
e uno spirito guida ne miete i suoi carnefici.

Ecco.
Chi è sei tu.

Assedia interferenza d'animi plebei; così da ieri divieni nel mio corpo
una infinita prosodìa.
10.5.20

glaze

A dark lighten vision of what we see and we would see. Or not see at all.
A striking expectation for what we gaze through the lens.
9.5.20

no noise

Per quanto nel corpo alloggi un senso di inquietudine a tratti disperso, ciò che ne scaturisce è un τόπος temporale consequenziale, una primavera umorale senza soluzione di continuità; il tiepido, il falso gelsomino odoroso, l’Amarillo Bianco; il suono di una sedia mossa che assume il gemito di un pianto, indistintamente; ed indistintamente riconosci, in quel “all’infuori” che altri non è che te, il ritmo giambico di una voce usuale, termica, in attesa di un ritorno incondizionato.
Aprile è il mese più crudele.
E il luogo ameno del ritorno torna in noi stessi, alveo rumoroso, gioia astratta.
16.11.19

shame

Delusion
Confusion

A blessing time downtempo
in the middle of a dream inside.
23.1.19

love behind you

Romance
without you.
22.1.19

so

Una toccante voglia
mi consuma dentro,
tocca le vibranti corde del mio cuore.

Aleggia in me un profondo senso di inquietudine terrena
inappagabile gioia
e miste sensazioni di
dolore
felicità
mestizia
Una voglia immensa
di toccare il mondo
a piedi nudi
in punta di piedi
essere libera
come nessun altro è mai stato.

if

"Sai chi c'è anche?...
Ludovico!"
Mara scosse un poco le spalle, facendo spallucce.

Ludovico era una di quelle persone che, in fragoroso silenzio, repentinamente penetrano nelle altrui vite, vi si insinuano prepotentemente tracotantemente, per poi uscirne totalmente illesi.
E badano bene di tralasciare, sulle proprie orme, i segni di una vita stanca, devastante, racimolata a piccoli grandi passi, a piedi nudi, come su bracieri ardenti.
E non lasciano spazio agli intenti.
Quant'era dolce e soave, la piccola Mara.
Si era lasciata invaghire invischiare da quell'uomo il quale ne traeva succhiava ogni linfa vitale ed acerba, in cambio di un'assurda illazione idealizzazione che vi lasciasse intravedere uno spiraglio d'illusione che la rendesse felice, certa che il proprio amore sarebbe stato ricambiato.
Lui la guardava,
se ne impadroniva,
e poi
solo la pece.
Ma Mara ormai guardava a quel Mondo con disincantato distacco
e bufera.
Che ne sarebbe stato di lei, così candore, se vi si fosse incagliata come nave arenata alle scogliere della piaggia più remota, unica sua isola di salvezza capace di risollevarla rinsavirla, lei così a stento capace di deliberare se non a scapito danno proprio ed altrui.

Com'era bella Mara, con quei suoi slombati grandi occhi vasti color del latte, pregni di ogni magnanimità e bellezza verso il prossimo, colui il quale lei stessa avrebbe ritenuto degno di amare e da lei essere amato.
Ma il suo sguardo si annichiliva si celava si prostrava a quella dolce follia di sempre, quell'immaginosa peste che l'aveva intaccata sin da subito, alla prima vista di Ludovico.

Lui, coi suoi fervidi languidi umidi occhi bruni, impresenti stanchi del solito grigiume cotidiano, in cerca strenua di un qualcosa che solo lui era capace di formulare ed intascarsi senza ritegno alcuno, non senza impreviste conseguenze, qualcosa che, certo, era inevitabile non venisse repentinamente e consapevolmente compreso, e recepito dall'altrui gente.
Che questa sua spasmodica inquieta ricerca, fosse frutto ancestrale di una stanchezza ormai longeva e repentina che era caratteristica madre fondante del suo intrepido sguardo, era nota oramai a tutti.
Col passare degli anni, e superata ormai la soglia dei quarant'anni, Ludovico aveva visto e sentito troppo, in sua vita.
Troppi eredi, troppa serietà.
E non manchevole responsabilità.
Era arrivato per lui il fugace momento di intraprendere un itinerario del tutto nuovo, instancabilmente etereo e fallace.
Quel qualcosa cui si adduceva in precedenza, quasi a voler significare una sola cosa.
Che si fosse trattato di vero amore o di una semplice storiella di mezza giornata, quell'uomo avrebbe giocato tutte le sue carte, pur di guadagnarsi con la forza quel briciolo di cui lui, più d'ogni altra cosa, in quegli attimi senzienti della sua labile esistenza, sentiva viva la necessità.
E Mara, sì proprio lei, era caduta sentitamente, propensa, nella sua aracneica trama.
Ma ormai tutto questo più le apparteneva.
Tutto si era indissolubilmente dissolto liquefatto rarefatto.
Alla stregua di tutto questo, Mara si sentiva come gioire della imminente fortuna che le era capitata, una volta slegata svincolata dall'emblema dell'attrazione corporea intellettuale silenziosa.
Una strenua, nonché indicibile, ricerca di un'affinità elettiva mai esistita, se non nella sua larga piccola testa.

Tutto si era improvvisamente ristretto, intorno a lei, legata da un sanguineo scarlatto laccio emostatico ai cardini della Vita concupiscente, e la sua capacità decisionale era venuta meno.
Ahimé!, in qual sciagura si era avventata colei la quale mai nella sua misera instancabile esistenza, fino ad allora, era stata così minimamente presa in esame, se non unicamente da quelle tenaglie avvincenti assassine.
E, poiché tutto era lecito ormai, alla sua tenera candida età, ella si era prestata senza illecite ragioni a quel gioco ingrato e pericolosamente devastante.
A quel punto, era troppo tardi per tornare sui propri gracili passi, tutto si era instancabilmente evoluto in quella fine direzione, senza via d'uscita alcuna.
Una questione che non avrebbe avuto né capo né fine, un'avvisaglia contro il tempo incombente incessante, alla strenua ricerca di un appiglio di un senso proficuo che accomunasse entrambi, essi stessi complici della propria follia immane ed inetta.
Aldilà, e malgrado le apparenze, la giovane si fosse lasciata perpetrare da una logica, di fatto illogica, ed assenteista.
Si era lasciata andare alle grazie di lui, con la mera illusione che egli stesso le si protraesse come unico e solo barlume ed idillio speranzoso che accompagnava l'immaginario della piccola Mara da sempre, sin da fanciulla infante.
Ella era preda, sin dalla nascita, nonché a partire dalla tenera età, di un raziocinio sistematicamente adatto a qualsivoglia situazione le si proferisse innanzi.

Ma l'amore, puramente attrattivo, per quell'uomo che lei stessa, in tutti questi anni, in lunga fase di accecamento interiore, avrebbe illogicamente ritenuto essere la persona degna più di chiunque altro di amarla, la rendeva scostante ed algida agli amici, ai conoscenti, al parentado, a coloro i quali erano nientemeno che le sue due figure genitoriali.
Ammesso pure che i due amanti si prefigurassero un idillio pastorale perfettamente integro, degno di essere proclamato come tale, mai e poi mai essi avrebbero dato ragione del proprio essere.
Tutto, ma proprio tutto, era stato illegalmente premeditato ed oscuramente architettato.
Poco male, nel caso tale ragion d'essere fosse stata felicemente consenzientemente deliberata da entrambi.
La reale magagna, era che tutto era stato profondamente ingegnato dalla sola figura astratta di lui, il Male per eccellenza.
Mara era all'oscuro di tutto.
Perché il rispetto è una cosa, la perseveranza un'altra.
Poiché perseverare nel gioco e nello scherno, com'era tipico di Ludovico uomo con il sesso opposto, è segno di forte instabilità.
E ci rimette eccome, colui o colei che ne fa abuso smodato di tale perseveranza giocosa.
Non chi ne mette in atto, ma chi ne fa le veci.
E Mara aveva aperto lui le porte del suo Ego, alimentato a maggior ragione da ambiziosa promiscuità, vi aveva lasciato perpetrare qualsivoglia germe riconoscibile attraverso il filtro del danno.
E dell'incoscienza.
19.1.19

anoxys

mosche di noia si riducono a sassi in polvere
strateghi di forme anossiche di vita moderna
congiunta.
18.1.19

pulpito

Chi volge al fatto con estasi e concretezza,
i’l volge incredulo alle soglie della libertà e comprensione.
24.11.18

solitudo mentis

È difficile gridare, in seno a una madre, quanto amore puoi dare ad un uomo, in preda agli spasmi e alla cancrena dell’amore.

L’inconscio eppure mi richiama a sé, lungi dal dire o ammettere il contrario
Se sia la mia mera ossessione
O recidiva assenza in solitudo, una mancanza proba e necessaria della sua presenza, un’aura eretta della sola visione e vicinanza.
8.1.18

nepenthe

Get lost
inside
Nepenthe
6.1.18

cuore ruvido

Stanotte ho pianto lacrime di sangue
vermiglio come la notte
di gioia, tristezza e stelle
spezzate dal vento


Odo sibili di fremiti
aleggia nella notte
oscura tenebra
di vivo sangue
ferita infranta
come il mio cuore
pietà non sente
di lacrime spezzate
come di quel sangue che circola
e defluisce in quelle dolci, calme lacrime.